#2. Il mercato centrale

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Immaginate di varcare una porta, entrare in un ampio spazio dai soffitti altissimi ed essere avvolti da mille profumi diversi. FFFatto? BBBene! É ciò che è capitato a me quando, qualche giorno fa, sono entrata per la prima volta al Mercato Centrale, progetto di Umberto Montano inaugurato il 5 ottobre scorso presso l’ex dopo lavoro ferroviario della stazione Termini.

Lo ammetto, la prima cosa che ho pensato quando la mia amica Sole mi ha parlato dell’inaugurazione di questo spazio è stata “si vabbè, un altro Eataly”. Ma dopo averlo visto con i miei occhi mi sono dovuta ricredere. Certo, ormai il concetto di luogo in cui è possibile sia acquistare che assaporare cibo e bevande, oltre che seguire corsi di cucina, è diffuso e ha grande successo da anni. Ma al Mercato Centrale si respira un’aria diversa: tutt’intorno alla Cappa Mazzoniana degli anni ’30, una di fianco all’altra proprio come al mercato, vi sono le varie botteghe. Passeggiando lungo le vetrine, piene di piatti e prodotti dall’aspetto invitante, può capitare di venire fermati dai negozianti che offrono gustosi assaggi delle loro specialità. Insomma, per me è stato come trovarmi nel paese dei balocchi!

Appena entrata la mia attenzione è stata subito catturata dalla parete piena di pagnotte appena sfornate della bottega del pane di Bonci. Di fronte c’è la gelateria di Luca Veralli, 18 gusti realizzati con latte biologico 100% italiano e privi di additivi artificiali. Ci sono poi le botteghe della carne di Liberati e della storica pescheria Galluzzi, il pastificio Mondovì di Egidio Michelis e la pizzeria con forni a legna di Romualdo Rizzuti. Al banco delle specialità siciliane di Carmelo Pannocchietti è possibile assaporare brioches preparate al momento e cannoli farciti espressi (ricordate sempre: un vero cannolo ha il biscotto croccante!). La bottega dei formaggi ha una vetrina di cui quasi non si vede la fine, piena di specialità per lo più piemontesi e sarde. All’interno del mercato è presente poi anche lo street food, con gli hamburger di chianina di Enrico Lagorio e l’ormai famosissimo trapizzino di Stefano Callegari. Non manca la bottega con proposte vegan e veggie (ho visto degli hamburger davvero molto invitanti). Al primo piano, in un’atmosfera più tranquilla, vi sono la dispensa, l’enoteca e il ristorante di Oliver Glowig, che offre i piatti tipici della tradizione italiana rivisitati dallo chef con un po’ di creatività.

Come il mercato di una volta, questo luogo pullula di vita, tradizione e cultura. Visitarlo è un piacere che va sperimentato con calma. Però, ad essere sincera, mentre passavo da una bottega all’altra sentivo che mancava qualcosa. Sarà perché, per abitudine, alla parola “mercato” associo urla tra un negoziante e l’altro, pescivendoli che cercano di rifilare spigole decisamente troppo grosse ad anziane signore col carrellino della spesa, romantici macellai che cantano mentre affettano bistecche e via dicendo. Invece l’unico rumore che sentivo muovendomi all’interno del Mercato Centrale era il vociare dei clienti che chiacchieravano fra di loro, seduti ai vari tavoli disposti nella grande sala. E poi all’improvviso, ecco quello che stavo cercando: “SIGNÓÓÓ SOARIVATI I CARCIOFI!! SO BBONI, VIÈ A VEDÉ!”. Direttamente da Campo de’ Fiori, il banco dei carciofi e dei funghi dona all’ambiente quel tocco di folclore che, secondo me, ci sta proprio bene.

Se vi capita di trovarvi nei paraggi di questo mercato, quindi, vi consiglio di visitarlo, anche solo per dare un’occhiata, assaggiare qualche prodotto o ,ancora meglio, chiacchierare col carciofaro. Sono convinta che ne rimarrete sicuramente entusiasti, almeno quanto me!

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