Sodoma e Gomorra, pt. 1

A volte mi chiedo come fossero Sodoma e Gomorra viste da un turista che capitasse lì per caso. Magari avevano una periferia pulita, ordinata, con giardini a schiera e il vicino che ti saluta sempre quando torni a casa. Fatto sta che a Dio non piacque molto lo stile di vita del posto e le distrusse con indicibili calamità. Ora, quello che succedeva a Sodoma lo sappiamo tutti e, in fondo, la reazione del Signore ci sembra un po’ esagerata (ma può essere comunque comprensibile), mentre sulle abitudini degli abitanti di Gomorra possiamo solo fare congetture (oppure immaginarle sulla base dei libri di Saviano). Tralasciando la cronaca del Bel Paese e dei suoi problemi legati alla criminalità organizzata , vi starete chiedendo il perché citisi questo riferimento alle due città bibliche  su un blog di sport e running. La risposta è semplice: sono il simbolo per antonomasia della corruzione. E qual è il simbolo dell’imbroglio e della corruzione nel mondo dello sport? Il doping! Già, proprio di questo parleremo in questo articolo e nel prossimo.

Antichità: tra Olimpiadi e Lindisfarne

Di per sé la pratica agonistica di una disciplina sportiva è sempre stata soggetta a tentativi di imbroglio da parte dei partecipanti, fossero essi campioni o meno. Tutti con motivi diversi ma con un fine comune: vincere. Eppure c’è stato un tempo, a dir la verità durato diversi secoli, durante il quale la questione del doping non era avvertita, anzi, l’uso di eccitanti e sostanze che migliorassero artificialmente le prestazioni di un atleta era largamente accettata. Da dove credete vengano le pozioni di Asterix e Obelix? I Vichinghi, o Normanni se preferite, usavano erbe allucinogene per incrementare la loro ferocia sul campo di battaglia e impedire che fossero presi dalla paura o dal dolore: il termine norreno “Berserkr” indica proprio quei guerrieri che durante la lotta si trasformano e diventano come impossessati da una furia ineguagliabile.

Di maratone, Tour de France e punture

Arrivando ai giorni nostri, fino alla prima metà del secolo scorso, l’uso di droghe era permesso anche nelle manifestazioni più importanti, come le Olimpiadi ed il Tour de France. Un esempio lampante è ciò che successe nella rassegna iridata di Saint Louis del 1904. Thomas Hicks, un americano nativo dell’isola di Sua Maestà la regina Vittoria, è un ottimo atleta ed alla competizione olimpica punta ad un piazzamento importante: vuole arrivare quantomeno a conquistare una medaglia, se non addirittura l’oro. Durante la gara, il suo allenatore Charles Lucas, osservando le difficoltà del proprio atleta e conscio che di lì a poco avrebbe potuto dire addio ai proprio sogni di gloria, decide di iniettargli una dose di Stricnina, un alcaloide molto tossico, e di versargli un bicchiere di Brandy. Al tempo si considerava l’uso della Stricnina come vitale per un atleta che corresse distanze così impegnative come quelle della maratona, tanto da non rientrare nemmeno nella lista dei farmaci proibiti dalla federazione olimpica. Un’altra testimonianza arriva direttamente da Henri Pelissier, vincitore del Tour nel 1919:

 You have no idea what the Tour de France is a Calvary. Worse than that, because the road to the Cross has only 14 stations and ours has 15. We suffer from the start to the end. You want to know how we keep going? That’s cocaine, for our eyes. This is chloroform, for our gums. The truth is that we keep going on dynamite.”

In pratica, tutti usavano di tutto pur di arrivare alla fine ed ottenere la vittoria.

Aprire gli occhi

L’introduzione delle anfetamine con le Olimpiadi di Berlino nel 1936 fu l’inizio del “proibizionismo”: l’IAAF, la Federazione Internazionale di Atletica Leggera, aveva già squalificato i primi atleti nel 1928, ma l’evento più eclatante di tutti avvenne nel 1977, quando lo sprinter tedesco Renate Neufeld scappò dalla Germania dell’Est portando con sé le prove di ciò che accadeva da quella parte del muro. Tutti gli atleti olimpici della rappresentativa orientale tedesca erano continuamente sottoposti a trattamenti con l’uso di steroidi anabolizzanti. Nello stesso anno, la lanciatrice Ilonia Slupianek fu trovata positiva a tali sostanze durante gli europei di Helsinki, ma la squalifica comminatagli dalla IAAF scadde due giorni prima l’inizio dell’edizione di Praga del 1979, a cui l’atleta tedesca partecipò vincendo la medaglia d’oro nel getto del peso. Tutt’ora sussistono forti dubbi sulla regolarità della gara. I crimini sportivi della Germania Est furono resi noti in toto solo dopo la riunificazione, nel 1993, quando l’apertura degli archivi segreti mise in luce il ruolo della STASI, la polizia segreta comunista. D’accordo con il governo e con le alte sfere della federazione nazionale, i servizi segreti costrinsero giovani atleti di belle speranze ad assumere ogni sorta di sostanza, in modo da migliorare le proprie prestazioni e battere gli atleti del nemico occidentale. Il risultato di questo atteggiamento è stato riassunto perfettamente dalle parole di Hans-Georg Aschenbach, sciatore della Germania Est, il quale dichiarò che “per ogni atleta olimpico ci sono almeno trecentocinquanta invalidi”.

Negli stessi anni in cui in Germania si consumavano le ultime barbarie sugli atleti tedeschi, dall’altra parte del mondo, precisamente a Seoul nel 1984 si consumava una delle frodi sportive più note della recente storia olimpica…

Fine parte 1

3rd Olympics: St Louis, 1904, marathon, thomas hicks
Ilona Slupianek  11.05.1980 

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