Il Corridore

Eccoci arrivati al secondo appuntamento con la nostra rubrica dedicata a quelle persone in grado di ispirare e farci sfidare il freddo invernale e il caldo estivo. Questa volta ci fermiamo in Piemonte, la mia terra, per conoscere Marco Olmo.

Classe ‘48 nato ad Alba, famosa località di tartufi e vino. Marco vive a Robilante, un piccolo paese alle pendici delle Alpi Marittime e, oramai in pensione, corre.

Ha iniziato tardi a fare quello che lo fa sentire più libero di qualsiasi altra cosa, a ventisette anni, “quando gli altri smettevano”, come ama ricordare lui.

Il Corridore, titolo del suo primo libro, è una persona estremamente calma e proprio questa serenità traspare dai suoi discorsi così come dalla sua corsa, non ha mai avuto un preparatore atletico né un’alimentazione strettamente agonistica.

Nella sua carriera Marco ha partecipato alle più dure gare del pianeta, vincendone la maggior parte e sorprendendo tutti.

Nel 2006, a ben 58 anni e da perfetto outsider, ha vinto l’Ultra Trail del Monte Bianco, una gara da circa 170 km con oltre 10 mila metri di dislivello, battendo una folta cerchia di favoriti professionisti.

Avendoci poi preso gusto alla vittoria, l’ha poi rivinto l’anno seguente, con un anno in più nelle gambe e una nutrita schiera di agguerriti favoriti.

Il suo palmares lo descrive come un guerriero: è stato uno dei primi a relazionarsi con le lunghe distanze e con le sue 21 partecipazioni alla Marathon Des Sables (250 km nel deserto marocchino in totale autosufficienza) risulta essere anche l’atleta più longevo in questa disciplina!

Nel settembre scorso, con ben 65 primavere sulle spalle, Marco ha primeggiato nell’Ultra Race Boliviano più famoso, 170 km tra i 3700 mt e i 4000 mt slm, una gara corsa in un territorio desertico e in totale autosufficienza.

Ma nonostante le sue gesta glielo avrebbero permesso, Marco non si è mai montato la testa e non ha mai perso l’interesse per quello che ama fare più di ogni altra cosa, correre.

Ascoltando le sue interviste si percepisce una tranquillità, una umiltà ed una genuinità tipiche di una persona che nella vita ha sempre dovuto combattere e che si è guadagnata il pane, e le medaglie, con il sudore.

Marco ha fatto i più disparati lavori, dal camionista al taglialegna fino ad essere un impiegato della Buzzi Unicem e lavorare in una cava di pietra con la sua ruspa.

Nonostante la fatica fisica che alcuni di questi lavori, non ha mai ceduto alla possibilità di smettere di correre a causa di forze esterne: si allena tutti i giorni e si diverte come se avesse appena iniziato!

Di aneddoti su Marco ce ne sono, e ce ne sarebbero, davvero tanti, ma uno dei più bizzarri è legato al suo modo di vestire durante le gare; per lui il concetto di “ materiali ultra-tecnici” e innovativi non esiste, vige invece il concetto del “ basta che funzioni” e, per questo, venne goliardicamente preso in giro quando all’UTMB si presentò ai nastri di partenza con un tight rosa che, secondo il suo insindacabile parere, sarebbero stati perfetti per il clima della Valle d’Aosta in quel periodo!

Inutile dire che per zittire tutte le chiacchiere vinse la gara, e lanciò il segnale che forse sarebbe stato meglio correre che pensare all’outfit.

Quest’uomo buono le sue imprese che riesce a compiere, hanno ricevuto numerosi riconoscimenti: gli Ex-Otago, gruppo musicale genovese, gli hanno dedicato una canzone, ha appena pubblicato il suo terzo libro e gli è stato dedicato un film autobiografico.

Marco è amato da tutti nel mondo dell’ultra running ed è conosciuto a livello mondiale dagli addetti ai lavori, gode di una stima incondizionata guadagnata con il sudore e la fatica.

La sua tranquillità dovuta al suo temperamento, al luogo in cui vive e a sua moglie, che lo ha sempre supportato in quella che è diventata la sua seconda giovinezza, la corsa.

Forse è proprio per questo che Marco corre e correrà sempre.

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