Living in the Anthropocene

Vi siete mai chiesti qual è il materiale tra i più presenti nel mondo del running?

La plastica negli ultimi anni è entrata prepotentemente nel mondo dello sport e in particolare in quello del running. Abbigliamento e scarpe sempre più leggeri, piste d’atletica e dispositivi di sicurezza hanno permesso agli atleti di migliorare i propri tempi e andare oltre i propri obiettivi in maniera sempre più dirompente. La plastica è protagonista anche nei momenti accessori, ad esempio in occasione delle manifestazioni sportive è sempre più frequente l’utilizzo di pacchi gara, zaini e gadget tendenzialmente di plastica, che troppo spesso vengono dispersi nell’ambiente.

Nel 1861, quando Alexander Parkes grazie ad uno studio sul nitrato di cellulosa ha isolato e brevettato il primo materiale plastico semisintetico, la Parkesine, sicuramente non immaginava come questa sua scoperta avrebbe influito in maniera negativa sulle sorti del pianeta terra. Né Giulio Natta, Premio nobel nel 1963, che nel 1954 scoprì il Polipropilene isotattico (PP), aveva probabilmente ipotizzato l’utilizzo intensivo che si sarebbe arrivati a farne nel XXI secolo.

La plastica, impiegata per imballaggi, nell’edilizia, nell’automotive, nell’elettronica e in altri settori, ha avuto negli anni un incremento di produzione spropositato, sino a raggiungere gli oltre 310 milioni di tonnellate nel 2017 [1]. Il 90% di questi deriva dai combustibili fossili vergini e circa il 6% del consumo mondiale di petrolio è finalizzato a produrla.

Mentre l’incremento della produzione cresce esponenzialmente di anno in anno, i metodi per lo smaltimento e il riutilizzo rimangono invariati e scarsamente utilizzati, causando dei danni notevoli a livello ambientale. Secondo le stime dell’OCSE, nel mondo solo 15% della plastica è riciclata, il 25% viene incenerita in termovalorizzatori ed il restante 60% va in discarica, viene bruciato all’aperto (rilasciando inquinanti e gas serra) o finisce nell’ambiente.

Perché solo il 15% della plastica viene riciclato? Perché i costi di riciclaggio sono elevati, i sistemi in grado di separare i vari polimeri molto sono costosi, la qualità della plastica riciclata è inferiore a quella prodotta ex novo, ma soprattutto perché in Europa la domanda di plastica riciclata è molto bassa – non a caso la maggior parte di quello che viene riciclato nel vecchio continente viene esportato in Cina.

Le motivazioni politiche svolgono un ruolo importante in questo contesto, e contribuiscono ad evitare che impianti di trattamento come quello creato dalla Joint venture LyondellBasell – Suez, in grado di ritrasformare la plastica in un materiale di qualità al pari di quello prodotto dalla materia vergine, vengano inseriti nel sistema pubblico di smaltimento.

Per cercare di invertire questo trend, le Istituzioni europee stanno lavorando per ridurre immediatamente (entro il 2021) l’utilizzo della plastica monouso, e nel lungo periodo, per attuare delle misure per ridurne l’utilizzo in generale, come migliorare gli aspetti economici e la qualità del riciclaggio della plastica, promuovere gli investimenti e l’innovazione nella catena del valore della plastica, sfruttare le azioni globali.

Da runner, potremo seguire alcuni accorgimenti sia durante le gare che in altri momenti, che potrebbero influire in maniera importante sulle sorti del pianeta. Sostituire le bottiglie di plastica con delle borracce riutilizzabili a sostegno di progetti come 4ocean, ridare vita agli indumenti e le scarpe da corsa non più utilizzate, donandole o incentivando i progetti come Used Running Shoes for Kenya, o alternare l’allenamento abituale al ploggin, sono solo alcuni dei piccoli gesti che possono contribuire a migliorare le condizioni dell’ambiente in cui viviamo e cambiare questa terra di plastica.

[1] Fonte Gianfranco Bologna, I numeri sulla plastica, WWF (2018), https://www.wwf.it/news/notizie/?uNewsID=37160

 

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