RomaOstia Half Marathon

Laura B.

1)Quando hai cominciato a correre?

Ho cominciato a correre tanto tempo fa. I miei primi ricordi sono legati alle garette podistiche nel bellunese, all’epoca delle elementari. Allora seguivo mio padre a tutte le corse della zona, alle corse in montagna e alle maratone e, ogni tanto, senza pretese, correvo anche io. Poi al liceo ho iniziato l’agonismo in pista passando un po’ da tutte le specialità veloci: 100, 200, 100 ostacoli per poi trovare la mia strada nei 400 mt piani, il “giro della morte”, quello che a ricordarlo mi crea un certo fremito per l’impegno riversato nel prepararlo e la fatica e l’acido lattico prodotti per arrivare a quel maledetto fotofinish. Momenti tuttavia indimenticabili. Poi lo stallo sportivo all’università. E infine Roma. La mente più rilassata mi ha fatto tornare la voglia di allenarmi, di avere un obiettivo sportivo.

Per cui ho iniziato ad informarmi sull’esistenza di gruppi di corsa e ho trovato loro – o meglio, voi: gli Eternal Eagles. Ho atteso un po’ prima di prendere coraggio e partecipare al primo allenamento, ma me lo ricordo ancora quel giorno di circa un anno fa quando durante la corsa sono passata dal gruppo degli arancioni a quello dei rossi, e ricordo anche la sensazione adrenalinica del post allenamento e la felicità che ho provato. Da lì ho partecipato sempre agli allenamenti settimanali ed è stato un crescendo di interesse, di voglia di allenarmi e di migliorarmi. Fino ad arrivare ad oggi che sono riuscita a correre 21 km.

2)Che cosa è la corsa per te?

Il mio rapporto con la corsa è mutato negli anni. Quando facevo agonismo era un dovere, lo è sempre stato. Mi piaceva, mi dava soddisfazione, ma spesso vivevo gli allenamenti come un sacrificio perché li dovevo incastrare nei pomeriggi di studio. Poche sono state le volte in cui andavo felice al campo sportivo, anche se in fondo mi scaricava. Attualmente la corsa per me è ossigeno, è condivisione ed è piacere, finalmente. Non la vivo come competizione, se non con me stessa, con le mie forze e la mia velocità. Non vedo l’ora che sia mercoledì per ritrovarmi a correre con quelli che oramai stanno diventando amici e compagni d’avventura.

3)Roma-Ostia, la tua prima mezza maratona, come sei arrivata a questa scelta? Cosa hai provato a tagliare quel traguardo?

Una rapida evoluzione. A dicembre ho partecipato alla gara RomaCityTrail e, grazie a questa, sono riuscita ad integrarmi maggiormente nel cuore e nello spirito di questo gruppo per me ora meraviglioso. Mi sono messa alla prova e mi sono ritrovata a credere che mi potevo mettere ancora in gioco dal punto di vista sportivo. Così ho iniziato a preparare la corsa di Miguel (10 km), senza un vero e proprio programma. Mentre mi allenavo per questa gara, silenziosamente, si è fatta strada l’idea di lanciarmi nella sfida della mezza maratona, di quei 21 km che mai nella vita avrei pensato di poter percorrere. Sapendo che le decisioni prese di getto, senza pensarci troppo, sono quelle che mi hanno soddisfatto di più nella vita, ho deciso di crederci. Giordano e Arcangelo hanno iniziato ad essere tempestati dai miei messaggi e solleciti perché ero avida di ottenere un programma di allenamento, per me fondamentale per raggiungere un qualsiasi obiettivo.

Ed è iniziata così, seguendo pedissequamente gli allenamenti, tra ripetute, lunghi, allenamento con gli EE, il potenziamento e qualche allenamento in compagnia del mio personal pacer di fiducia (Arcangelo). In tutto 4/5 allenamenti a settimana. Durante la preparazione c’è stata una settimana di stop assoluto a causa dell’influenza. Riprendere è stato difficile, ma l’ho fatto appena ho potuto, ormai il giro di boa era stato compiuto, non potevo gettare tutto il lavoro fatto, sarebbe stata una sconfitta troppo grande. Per cui ho continuato per la mia strada fino a domenica 10 marzo.

Inutile parlare dell’ansia che ho provato dal primo momento in cui ho aperto gli occhi quella mattina. In allenamento ero arrivata al massimo a 18 km, i 3 km successivi sarebbero stati una sorpresa. Il percorso prevedeva una lunga salita di 1 km a circa metà gara e una traiettoria in linea retta, senza distrazioni, dritta fino al mare. Non è stata semplice; dopo la salita un lungo rettilineo in piano, nemmeno una discesa. Ai 14-15 km ero distrutta e non riuscivo a recuperare. Ma grazie ad Arcangelo, che ha saputo spronarmi sapientemente, alla fine ce l’ho fatta. L’ultimo km ho accelerato, scoprendo di avere ancora qualche energia riposta nei miei muscoli. Sofferente ho tagliato il traguardo ma la felicità è stata immensa. Ed è venuta fuori piano piano. Una volta riprese le forze ho abbracciato Arcangelo, mio fido compagno di avventura e amico, riconoscente per avermi fatto concludere questa impresa. Non scorderò tanto facilmente quel momento.

4)Vuoi dare qualche consiglio alle ragazze che come te vogliono cimentarsi in queste distanze per la prima volta?

Non credo di poter offrire strategie o modi per raggiungere l’obiettivo senza sforzi. Come in tutte le cose, se si vuole ottenere un risultato bisogna impegnarsi, niente viene da sé. Ma se ciò che ho appena detto potrebbe essere un deterrente per cominciare, perché faticoso, si può leggere il messaggio da un’altra prospettiva: tutti gli obiettivi sono raggiungibili, basta solo impegnarsi un po’, metterci costanza e, nel caso della corsa, seguire un programma. Il resto viene da sé, compresa la trasformazione del sacrificio in dipendenza dalla corsa. Chiudo con un ultimo take home message, che si è rivelato fondamentale: allenarsi in compagnia, spronati da un gruppo o da una sola persona, dimezza la fatica, crea nuove amicizie e regala lo spirito di condivisione che spesso dimentichiamo esistere. Vale la pena di allenarsi con un gruppo anche solo per queste semplici ragioni, senza obiettivi di tempo o chilometraggio.

E mi raccomando, usate sempre i cerotti nasali. Sono la svolta!

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